Un blog utilissimo per chi studia storia: Bibliostoria

Vi segnalo, per chi s’interessa di storia o chi la studia, un blog utilissimo che ho trovato e sto seguendo da un paio di settimane: Bibliostoria

Questo blog è gestito dalla Biblioteca di Scienze della Storia, biblioteca del Dipartimento di Scienze della Storia e della Documentazione Storica dell’Università Centrale di Milano. Potete trovare notizie di ambito storico, archivistico, paleografico e bibliografico con un occhio di riguardo al mondo informatico.

Inoltre il blog è provvisto dell’elemento di news presente in iGoogle, così potete aggiungerlo alla vostra scheda personalizzata della pagina personale.

XX Settembre 1870 dimenticato

Tre settimane sono stato per la prima volta a Roma per soli due giorni. Una settimana dopo mi son concesso una più comoda vacanza di una settimana, nella quale ho potuto vedere “almeno” i monumenti e le gallerie d’arte principali di Roma, ma manca ancora molto da visitare.

Ritorniamo a tre settimane fa: ho accompagnato mia madre a una conferenza, così per comodità e anche per mia curiosità siamo scesi un giorno prima in modo da farmi qualche giro e incominciare a conoscere quella che è senza dubbio una delle città più popolose ed estese del mondo. Albergavamo in un hotel a 4 stelle (le comodità di dover scendere per lavoro) in Piazza Sallustio, a 1 chilometro, più o meno, dalla stazione Termini e vicino a neanche 500 metri dalla famosa Porta Pia, luogo dove avvenne la famosa breccia aperta dai bersaglieri, che i nostri nonni o parenti hanno raccontato quando eravamo piccoli.

Alla sera si è deciso dopo lunghe perigrinazioni di pranzare lì vicino, in Via Cadorna (tutta la zona di Termini ha le vie che riportano al Risorgimento o ad episodi della storia nazionale, quindi non è tanto casuale il nome) e, nel post-cena ho deciso, munito di cartina e di pazienza di mia madre, ad andare a vedere la famosa Porta Pia, luogo ove incominciò la storia di Roma capitale d’Italia.

Ebbene, dopo aver girato intorno a Porta Pia, sede del museo di granatieri, girando lungo le mura leonine ho trovato il fatidico varco risorgimentale. Essendo notte non si vedeva moltissimo, e non era neanche segnalato, ma quella era la  vera breccia Porta Pia. Un pezzo di Risorgimento in penombra direi. Segnata sulle cartine (in molte approssimativamente), mal illuminata, come ho scritto prima, e per giunta non segnalata. L’ho riconosciuta per via della lapide posta sulla breccia ormai murata, lapide che ricorda l’evento del XX Settembre 1870. Magari ci lamentiamo pure che i giovani non conoscono il motivo di come mai in ogni città italiana esiste una via XX Settembre!!! (a Genova via XX è per esempio un luogo di “vasche” giovanili e di shopping, con sede di famosi negozi e catene anche internazionali;quanti di quei giovani che al sabato o alla domenica solcano quella strada conoscono il motivo del nome? Presumo nessuno)

Vi posto qui di seguito una foto scattata quella sera:

La famosa "breccia" dei bersaglieri

La famosa "breccia" dei bersaglieri

Le Università “virtuose”: Genova lo è!

Questa è la classifica pubblicata sul sito del Corriere della Sera sulle università virtuose e quelle no… stranamente Genova, come noterete dalla sottostante tabella è ai primi posti, battendo università più blasonate quali Torino, Milano, la Sapienza di Roma e addirittura di un posto la Bicocca di Milano. Com’è possibile che Genova, la mia università, con tutti i suoi problemi e tagli sia lì? Vorrei conoscere i criteri di selezione del Ministero, e soprattutto sperare che arrivino i soldi per rinforzare un’università e una facoltà come la mia la quale ha evidente esigenza di un miglioramento.

Gli strumenti di lavoro dello storico del XXI secolo

Molti pensano, a livello di strumentazione, a un archeologo o a un pittore, o a un architetto per esempio, i quali per poter eseguire il loro lavoro hanno bisogno di strumenti adatti. A questa categoria possiamo ovviamente far rientrare anche coloro che si occupano delle materie scientifiche.

E invece uno storico? Ha degli strumenti necessari per eseguire il proprio lavoro? Secondo me sì,  ci sono strumenti che sono in grado di aiutarti e facilitarti il lavoro ovunque tu sia. Un minimo di metodologia storica unita alla pratica di tutti i giorni :)

Ora stilerò un elenco del materiale minimo che ogni storico dovrebbe avere (possibilmente) dietro:

1 Quaderno bibliografico (o diario metodologico): dove scrivere quello che leggi, consulti ovunque vai. Serve per vedere cos’hai fatto durante i giorni, cos’hai visto, per segnarti riferimenti bibliografici, per scrivere schizzi d’idee e per avere il punto della situazione sul tuo lavoro. Per di più può servire a un altro studioso per verificare i tuoi procedimenti, e capire cosa ti può esser servito o no. Penso che sia la prima volta che venga attuato un esperimento del genere (l’idea me l’ha data un mio docente l’anno scorso discutendo di metodologia storica), e a conti fatti so che a questo punto non ne posso fare a meno.

2 Quaderno archivistico (per chi ha in previsione del proprio lavoro di andare a ricercare nei vari archivi): questo quaderno invece ti serve per scrivere in un unico luogo l’analisi dei pezzi archivistici che hai visionato, creando tabelle e aiutandoti nella ricerca, così puoi confrontare in parallelo le serie documentarie e confrontarle con la bibliografia a corredo.

3 Penne varie e matite: meglio più d’una, che siano adatte a te, in modo da non farti venire male alla mano (esperienza docet) :)

4  Tessere delle varie biblioteche: avere sempre, ove è possibile farla, la tessera della biblioteca ti permette di prendere in prestito i libri in caso tu abbia bisogno di ragionarci di più a casa, e puoi anche avere accesso a diversi servizi che alla lunga ti possono diventare comodi.

5 Spiccioli e tessera delle fotocopie: sempre portarsi i soldi dietro, specialmente gli spiccioli. In molte associazioni culturali provviste di biblioteca  e di sala di lettura, o negli Archivi di Stato, il servizio fotocopie (sia di libri che di documentazione archivistica) è gestito dal loro personale, e di solito, sempre per esperienza personale, tirare fuori un biglietto da 20 è un problema, per mancanze di resto da darti.                       La tessera delle fotocopie se hai preso il libro in prestito e devi fotocopiarlo in un luogo a te “famigliare” come l’università, in modo da selezionare con calma il materiale che ti può servire. Oppure esistono anche, tipo alla Biblioteca Berio o all’Universitaria di Genova, distributori di tessere da “riempire” con spiccioli (altro uso per gli spiccioli) per avere un tot di fotocopie. Utile se il libro è solo in consultazione e tu ne hai assolutamente bisogno.

6 PC Portatile o netbook: ormai il pc è entrato nella vita di tutti, ed è pure entrato nella vita degli studiosi. Utile se bisogna trascrivere documenti oppure trascrivere interi pezzi di pagine,, con un pc si fa molto più celermente. Inoltre potete portarvi dietro sempre documenti in formato PDF o scannerizzati/fotografati da voi e le bozze della tesi. Il pc portatile è da portare in base al peso e alla comodità della borsa, alcune, con libri dentro, vi tagliano davvero la spalla. Sennò potete o portarlo solo quando vi sembra utile per il vostro lavoro, oppure optare per un netbook, molto più piccolo e portabile in ogni borsa o zaino, ma a mio parere da accecarsi gli occhi.

7 Macchina fotografica digitale: sembra una cazzata elencarla nella lista degli strumenti, ma io non esco più di casa se non ce l’ho dietro.  In ogni macchina digitale esiste tra le varie “scene” o modelli preimpostati una modalità “documenti”, che funge a ‘mò di scanner.Ormai accettata in molti luoghi culturali, è utile per fotografare sia libri (molto spesso te lo fan fare gratuitamente, in alternativa si paga un prezzo forfettario) sia documenti all’Archivio di Stato, con la possibilità per questi ultimi di visionarli col pc a un ingrandimento maggiore e a una qualità maggiore (lì dipende dalla macchina fotografica che avete in dotazione). Per lo più con l’aumento di capacità della schede SD/xD, con quasi 500 e rotte foto a disposizione, vi permette di strausarla durante la giornata, anche con molto da fotografare.

8 Idee chiare e pianificazione del lavoro del giorno dopo: evitate di perdere tempo, è prezioso, abiate sempre idea ovunque voi andiate di quello che dovete fare e di quello che vi serve. Guardatevi anche in giro per vedere se esiste magari qualcos’altro che vi può essere utile per il vostro lavoro, in modo da appuntarvelo nel quaderno a da consultarlo in futuro. Alla sera prima pianificatevi il lavoro per il giorno dopo, preparandovi anche quali articoli o documenti portarvi dietro, in modo da essere sempre efficienti.

La situazione delle biblioteche cittadine…la Berio

Questa è una piccola invettiva contro la situazione delle biblioteche cittadine, nella fattispecie la Berio. Ora mi trovo a dover scrivere il faticoso compito della tesi specialistica, su storia locale, con una parte delle pubblicazioni amputate e rinchiuse alla Berio. Da circa un anno la situazione dei magazzini è disastrosa: circa a luglio dell’anno scorso è stato chiuso il prestito a magazzino per alcuni locali infettati da agenti batterici. Fino a luglio era stato chiuso solo alcuni magazzini di Conservazione e della Colombiana. Niente d’irreparabile, direte voi! Solo pochi studiosi sono stati danneggiati da questo fatto, fino ad oggi. Ora la situazione è diametralmente peggiore: tutti i magazzini sono stati bloccati, da quelli della moderna a quelli della locale. In pratica ci sono migliaia di volumi bloccati da mesi inutilizzati pronti per essere consultati. Per di più i libri devono essere spediti nel Sud Italia (con spese ingenti) e successivamente ripulire i locali.

Insomma, se volete lavorare su Genova e sulla storia di Genova ci sono solo tre posti ancora disponibili:

La biblioteca della Società Ligure di Storia Patria;

L’Accademia di Scienze e Lettere e la Biblioteca Universitaria..

che situazione orrenda…

Essere come Orazio (Quinto Flacco)

Son tornato da queste parti dopo un pò di tempo, forse troppo, direte voi. Circostante universitarie e non mi hanno costretto a stare lontano da questo blog, e in sè ad arrivare ad oggi, dove finalmente ho ritrovato un pò di tempo libero in mezzo allo studio, per arrivare ad una nuova tappa di concezione della vita. Se, guardando i precedenti post, prima m’interessavo molto da vicino alla politica italiana, dopo i recenti avvenimenti (vedasi Berlusconi, 18enni, veline, polemiche varie, sisnistra inesistente ecc…) son giunto su posizioni di un quasi menefreghismo sull’argomento. Sia chiaro, nè perdo il mio senso critico dalla realtà nè smetterò di leggere le notizie che provengono dalle sale del potere, ma, tranne rarissimi casi, non dedicherò più molti post alla politica, sulla quale, ahimé, sembra che le parole per definirla si sprechino.

Quindi seguirò due precetti di Quinto Orazio Flacco d’ora in poi:

Il primo, per la mia vita in generis, il grande motto carpe diem

Il secondo, per la mia vita politica, praticherò l’otium, curerò il mio orticello di casa e penserò solo a quello che produrrò (da studente).

In conclusione, tanti saluti a tutti, io ritorno al mio caro testo critico su Lessing (di cui a breve dedicherò un articolo qui)

Week-end di riposo!

Dopo una settimana di fatiche e di stress (provato inutilmente) mi concedo un week-end di riposo (e di lavoro) in quel di Siena!

Che cosa farò? Questo…

sliding-stop!

Prossima settimana Open Week di Facoltà!!! (10 febbraio ore 15-18 Balbi2-4-6, Genova)

Dobbiamo proteggere i negazionisti

In queste ultime settimane ha imperato la polemica sul vescovo negazionista lefebriano il quale ha negato la Shoah e le camere a gas.

Non riprenderò le polemiche parola per parola, ma volevo far riflettere, e ricordare che ognuno è libero di esprimere il parere che vuole, per quanto errato.

Io non sono un negazionista, anche se da storico in erba mi piacerebbe leggere un’opera saggistica di questi studiosi i quali negano, con prove, l’esistenza della Shoah agli ebrei nella II Guerra Mondiale e l’uso vero e proprio delle camere a gas. Credono che sia stata tutta una montatura sionista in modo da ottenere uno stato in Palestina e la comprensione e l’accettazione di tutto il mondo.

Dicevo che non sono un negazionista, e sono pure un lettore di Uhlman e di Frank. Da piccolo mi è stata insegnata la vicenda della Shoah e io, dal mio profondo, la reputo vera.

Però non obbligherò mai un negazionista a stare zitto, nè a ritrattare le sue affermazioni. E’ libero di credere (e anche di provare) che la diaspora ebraica non sia mai successa, ed è anche libero di propagandare il suo pensiero al mondo.

Per usare le parole di Voltaire: “Io combatto la tua idea, che e’ diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perche’ tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente.”

E’ questo lo spirito vero della democrazia. Proteggere la parola altrui, finchè democraticamente rispetta le altre.

Se non si fa si rischia di creare tanti altri casi simili al processo di Galileo. E non è che se uno non ha la ragione come ce l’aveva Galileo non deve avere lo stesso trattamento di comprensione. Tutti, quando sono obbligati al silenzio e al ritrattare le proprie teorie sono pari a Galileo, perchè si mina a loro la libertà di parola, libertà intransigibile e indiscutibile.

Vite parallele – fatti di cronaca nera

Due fatti di cronaca nera: uno stupro perpetuato da 5 rumeni nei confronti di un’italiana e un barbone indiano bruciato vivo da un gruppo di ragazzini italiani.

Un’assurda legge del contrappasso sembra avvicinare questi due episodi così lontani (non geograficamente, uno è stato commesso a Guidonia e l’altro nella stazione FS di Nettuno, cittadine entrambe nel Lazio), ma entrambi barbarici, di un’empietà cinica e disumana.

Altra legge del contrappasso: nel primo episodio è stata vittima un’italiana, giovane di 21 anni, la voratrice, col suo fidanzato, appartati un una stradina di periferia fuori mano. Nell’altro la vittima è un barbone indiano, che dormiva, come fanno molti barboni, all’interno della stazione FS.

I colpevoli anche loro fanno parte di questo assurdo intreccio tra i due eventi: gli uni 5 ragazzi rumeni, evidentemente sbandati, e dall’altra un gruppetto id giovani ragazzi italiani, tra i 17-28 anni. Entrambi sbandati, una vita quasi da “papponi”, degna di un racconto crudo di Pasolini.

Altro legame: le reazioni. Per il primo caso ci son stati significativi casi di neo-razzismo,  fomentato dalla Lega e dalla Destra, dall’altro un accorato appello dei politici e in prima linea del Capo dello Stato a questo allarme di razzismo che sembra ritornato nel nostro paese.

Quello che possiamo trarre noi d’insegnamento da entrambe le vicende è chegli extracomuniati non sono tutti “cttivi” e “malvagi”, e quindi possono essere linciati, picchiati, perdendo noi l’umanità che abbiamo acquisito in anni di storia. Anche il caso accaduto alla deputata dei Radicali è un allarme in sè. Non si perde la propria umanità davanti a chi non ne ha mostrata. Inoltre, anche all’interno dello “straniero” si può dividere in elementi buoni e in elementi cattivi. Molti, quasi la totalità son venuti qui per cercare una nuova vita, in un Paese che si reputa democratico e pieno di principi egualitari, con i diritti umani che sono rispettati. Son loro che scappano invece da luoghi nei quali la speranza di un futuro e di libertà è oscurata da principi mancanti, quali la possibilità, citando la Costituzione degli Stati Uniti d’America, la ricerca della propria felicità personale.

Il fatto dello stupro è di per sè raccapricciante, ma non per questo dobbiamo rendere tutti uguali a loro gli stranieri che vivono da noi. Mi sembra una cosa infantile.

Tornando invece all’altro fatto di cronaca, quello dell’indiano bruciato vivo, è un indizio di come le nuove generazioni crescano senza stimoli e quindi siano “allo sbando”, vivendo quasi in un film di Kubrick (Arancia Meccanica), o in un film come quello di Pasolini (Accattone). Giovani i quali magari hanno tutto in casa, pc, internet, ipod, ma i quali manca da parte dei genitori un’educazione e un’osservanza dei principi stessi del vivere in un paese democratico come il nostro. Una mancanza di attenzioni in questo caso fondamentale. E, ritornando al discorso sugli extracomunitari, anche tra gli italiani ci sono “pecore nere”. Perchè allora per quel barbone non si è alzato lo stesso polverone di sdegno che si è sollevato per la ragazza di Guidonia?

La sit-com filosofica!!!

Se volete ridere e imparare qualcosa, ecco a voi la sit-com filosofica!!! Nietzsche & Schopenhauer nella vita comune!

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