Archivio per Agosto 2008

Nuovo anno accademico per lettere e filosofia: alcune raccomandazioni

Non so davvero se questo blog è stato visitato da matricole o amici e colleghi della facoltà, ma non posso esimermi da dare alcune pillole del nuovo anno accademico della nostra facoltà e soprattutto sfatare miti e dicerie su alcuni punti nuovi fondamentali.

Da quest’anno siamo partiti con un nuovo decreto ministeriale, il 270, e sono stati apportati alcuni cambiamenti significativi:

  • sarà richiesto prima dell’inizio delle lezioni di svolgere alcuni test di accesso, MA, E DICO MA, QUESTI TEST NON SONO DI TIPO SELETTIVO (COME A MEDICINA PER INTENDERCI), MA DI TIPO ORIENTATIVO, SERVONO AI DOCENTI PER FARSI UN’IDEA DELLA PREPARAZIONE DELLE MATRICOLE E, IN CASO NON SI RIESCA A PASSARE IL TEST, VERRA’ DATO UN DEBITO DA SALDARE ENTRO L’ANNO. CI SARANNO CORSI DI RIPARAZIONE PROPRIO PER QUESTO. MA NON ESCLUDERA’ IN QUALSIASI MANIERA L’ISCRIZIONE AL CORSO DI LAUREA.
  • Si sono riformati i corsi di laurea in modo da dare più offerta formativa e di accostarsi all’insegnamento nelle scuole secondarie e primarie (SSIS)
  • Si è passati da un sistema di 5 CFU a un sistema di 3 CFU. Questo permette ai docenti più moduli di approfondimento all’interno delle stesse materie.
  • In alcuni corsi di laurea c’è stata una riduzione drastica nel numero delle materie, con accorpamenti o materie in condivisione. Finire in tempo sarà più facile.
  • Le iscrizioni all’università prima dovranno essere fatte on-line su www.studenti.unige.it e in seguito saranno convalidate di persona al Salone dell’Immatricolazione dal 2 al 25 di settembre (per la nostra facoltà).
  • Chi è, come me, nel vecchio sistema (D M 509/99), potrà decidere se passare al nuovo ordinamento oppure mantenersi al vecchio.
  • Le specialistiche sono diventate magistrali e il piano di studi non dovrà più dipendere dagli esami effettuati nel triennio (come nel nostro caso). Sarà più “specialistica” la magistrale, più settoriale.

Qualsiasi informazione sui corsi di laurea della Facoltà di Lettere e Filosofia di Genova basta visitare il sito www.lettere.unige.it e se si hanno dubbi chiedere al servizio di tutorato istituito dalla stessa facoltà.

Il cavaliere “oscuro”

Non è un post su Berlusconi, questo va premesso, ma una breve recensione su “Il cavaliere oscuro”, il nuovo, ennesimo film su un supereroe, in questo caso Batman.

Ultimo in successione temporale del fiume torrenziale di film hollywoodiani su l’uomo pipistrello, questo in sè rappresenta la novità della “contemporaneità” del mondo DC. Non più un mondo fantastico, una Gotham City non localizzata, ma una città “americana” nel vero senso del termine: addirittura i protagonisti arrivano pure a Hong Kong! Il Batman è più veritiero, con sue turbe psichiche e con la costante del “bello, affascinante ma antieroe”, dove vive una vita in solitario, dove solo 4 persone conoscono la sua vera identità, e dove solo una donna poteva amarlo, ma rifiuta una vita con lui per la sua doppia identità. Quindi c’è la traccia sia di un personaggio ricco, bene in vista, attraente, vincente, sia di un uomo sostanzialmente solo nella lotta contro la giustizia e contro se stesso. Non spendo due parole per il Joker perchè ovunque sono state spese: gli hanno dato l’aspetto di uno psicopatico uscito da una puntata di Law & Order: SVU o da Criminal Minds. Sostanzialmente un pazzo svitato paranoico. L’uscita del film sicuramente è stata condizionata dalla rappresentazione, ormai abitudinaria, di tutti gli eroi a fumetti in carne ed ossa. L’unica speranza che, anche questo Batman ultra moderno, non ci sia un abuso (come per Spiderman, ultimamente fa veramente cagare) mediatico e che non diventi (come lo è stato un pò il primo film) un film solamente da “box office”.

Cavalli e cavalle (PGR)

In onore dei cavalli… Cavalli e cavalle, dei PGR

Il muso a sfiorare la terra
piangono i cavalli e impastano nel fango le criniere

piangono Patroclo, amato, piangono per Achille
il suo dolore soffocato dall’ira
piangono il loro auriga

che va incontro la morte, e morirà

di marzo, nelle Idi, non mangiano
non bevono e temono la sera

li dispera che il loro cavaliere non la veda

Cesare va a morire e non lo sa
Cesare va a morire e morirà

assetate sdegnano l’abbeverata
corrono al suo richiamo
tendono alla sua mano
cavalle del Profeta
Profeta, Dio lo ha in gloria, Mohammed

Intimisto (CSI)

E’ una canzone che mi sta a cuore, inevitabilmente. E’ una di quelle canzoni, molte ce ne sono nella vita, che segnano periodi ben delimitati della tua esistenza. Senza dubbio è una canzone che colpisce, sia per il testo che per la profondità la quale ti permette di raggiungere vette di dolore altissime, incommensurabili.

Tutto questo è Intimisto, scritta da Giovanni Lindo Ferretti (Ex CCCP-CSI, attuale PGR e solista, allevatore di cavalli).

Chiunque abbia amato qualcuna/o o sofferto per amore…

Mi rubi il tempo, mi rubi l’energia
Non ascolti il lamento, non ascolti il richiamo
Incrini il mio coraggio, vanifichi l’attesa
Le sere che ti aspetto, i pomeriggi che aspettano la sera
Mi rubi la mattina che mi sveglio da solo e non sta bene…
Distruggi le mie felicità perché sono da poco agli occhi tuoi…
Qualcuna la riempi, la gonfi a dismisura
E io devo lasciarla che stava bene silenziosa e sola
E gli occhi tuoi mi rubano la luce
Perché tu possa splendere nei miei
Allora non rimane niente e te ne vai
Allora non rimane niente e te ne vai

Consuma spento e lento il mio dolore consuma me.

Riflessioni sul problema rom

Per scrivere questo post, soprattutto in questi tempi, dovrei fare una premessa in un altro post. Questo non vuole aizzare flame o accuse di essere comunista, fascista, stalinista o che altro. Conosco benissimo l’origine di questi termini (avendoli studiati per bene) e quindi non ho bisogno di lezioni da chiunque altro su pagine di storia dell’umanità.

Leggo e seguo molto meticolosamente il problema rom che in questo momento molte città d’Italia hanno, Milano, Roma e Genova su tutti. Da quanto ho capito, senza riassumere il tutto, il “problema” sta nel “dove posizionare” i rom nell’urbanistica cittadina, visto che molti quartieri non accettano di avere l’accampamento rom sotto casa o nei parcheggi adiacenti condomini (come il caso a Genova della Sciorba o di San Desiderio, oppure come la baraccopoli della Foce di fanciullesca memoria). Facciamo un salto nel tempo, alle origini della storia dei rom. Col termine “rom” si designa una popolazione di lingua indoeuropea che si staccò dall’India verso l’XI secolo e arrivò in Europa attraverso l’Asia Minore, sparpagliandosi un pò in tutta Europa lungo i secoli (similmente alla diaspora ebraica). I Rom, da non confondersi con i rumeni (di origini mediterranee e slave come etnia) o con gli stessi slavi meridionali (croati, serbi, sloveni, bosniaci, erzegovini, montenegrini e kosovari, macedoni e pure i greci, per 1/4 di sangue), hanno nel loro “DNA” il nomadismo, ovvero si autodefiniscono un popolo nomade, quindi in eterno movimento.

Madre rom col bambino

La loro caratteristica nomade è stata salvaguardata dall’Unione Europea, dando a quelli che si definivano “rom” una serie di leggi speciali per salvaguardare la loro culturae il loro essere “nomadi” (agevolazioni alle frontiere dell’Unione, finanziamenti, etc…). Molti comuni italiani, tra cui quello di Genova, aiutano i Rom con una serie di “buoni benzina” e con assegni mensili, in modo da aiutarli nella “permanenza” in città. Peccato che, per fare un esempio, i nomadi da noi della Foce sono presenti da quasi 20 anni. E, dichiarandosi rom, vogliono avere ancora di più, come case popolari (invece da destinare a famiglie disagiate italiane ed extracomunitarie, molto più bisognose). Ma se vogliono una casa, casa costruita di mattoni, con tutti i confort di tutte le case popolari che possano offrire, non diventano automaticamente sedentari e quindi perdono la loro caratteristica transimante? Cioè, da popolo nomade (con tutti i benefici del caso), non diventano popolo sedentario (come la quasi totalità dei popoli della Terra) e quindi in teoria perdono lo stato di “Rom” e diventano extracomunitari a tutti gli effetti? Secondo me sta qui il punto cardine del problema rom: se vogliono mantenere il loro carattere nomade, benissimo, niente da dire, ma lo devono seguire, quindi ogni mese spostarsi di città in città, come prevede la legge. Se vogliono diventare sedentari, beh, nessun problema, ma si devono cercare un lavoro come tutti i cristiani (e non) e sottostare ai doveri dello stato, volenti o nolenti, perdendo il loro status.

Mi sembra semplice, no?


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