In queste ultime settimane ha imperato la polemica sul vescovo negazionista lefebriano il quale ha negato la Shoah e le camere a gas.
Non riprenderò le polemiche parola per parola, ma volevo far riflettere, e ricordare che ognuno è libero di esprimere il parere che vuole, per quanto errato.
Io non sono un negazionista, anche se da storico in erba mi piacerebbe leggere un’opera saggistica di questi studiosi i quali negano, con prove, l’esistenza della Shoah agli ebrei nella II Guerra Mondiale e l’uso vero e proprio delle camere a gas. Credono che sia stata tutta una montatura sionista in modo da ottenere uno stato in Palestina e la comprensione e l’accettazione di tutto il mondo.
Dicevo che non sono un negazionista, e sono pure un lettore di Uhlman e di Frank. Da piccolo mi è stata insegnata la vicenda della Shoah e io, dal mio profondo, la reputo vera.
Però non obbligherò mai un negazionista a stare zitto, nè a ritrattare le sue affermazioni. E’ libero di credere (e anche di provare) che la diaspora ebraica non sia mai successa, ed è anche libero di propagandare il suo pensiero al mondo.
Per usare le parole di Voltaire: “Io combatto la tua idea, che e’ diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perche’ tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente.”
E’ questo lo spirito vero della democrazia. Proteggere la parola altrui, finchè democraticamente rispetta le altre.
Se non si fa si rischia di creare tanti altri casi simili al processo di Galileo. E non è che se uno non ha la ragione come ce l’aveva Galileo non deve avere lo stesso trattamento di comprensione. Tutti, quando sono obbligati al silenzio e al ritrattare le proprie teorie sono pari a Galileo, perchè si mina a loro la libertà di parola, libertà intransigibile e indiscutibile.
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