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Che significato ha essere fascista?

Continuo sullo stesso tema del precedente post. Anzi, è stata proprio la notizia del post precedente ad aver scatenato oggi a tavola in mensa (molto luogo da universitari).

Risultato della discussione (pensiero posto al globale, non ai protagonisti di quella specifica discussione): da mia analisi viviamo ancora per alcuni in una sorta di post-’68 annacquato, dove gli USA sono il male, CCCP (non il gruppo) è il bene e i soldati sono tutti fascisti. Forse non se la sono data che i tempi son cambiati? Che il comunismo non è bene, che i manifestanti e i no-global non sono tutti buoni (come non sono tutti buoni i poliziotti e soldati), che la guerra la si fa proprio in modo diverso e non con stile grande invasione. Che in tutto c’è un doppio fine, una doppia politica, ma nello stesso tempo i proletari non ne sanno nulla. Servirebbe una bella dose di revisionismo storico in certe frange della sinistra estrema e anche in quelle della destra estrema, qui le cose non vanno proprio.

E così come essere fascista nel XXI secolo (anche nell’idea stessa del fascismo) è inutile, essere comunista e no-global oggi è inutile. E’ inutile dire che Cuba è un territorio libero, perchè non lo è, come dire che il fascismo migliora lo sviluppo dell’Italia. Sì, lo migliora, certamente, ma cancella la libertà singola, quella altrui, quella del popolo.

In tutto, proprio in tutto, anche in me, c’è uno Yin e uno Yan, un bene e un male, ma è nell’Universo questa componente. E voi direte: allora è inutile essere di qualche ideologia? No, lo potete anche essere, ma certe volte usate anche il cervello oltre che testi insulsi. Informatevi, informatevi! Anche dalle fonti opposte, dall’altra sponda.

Non c’è peggio dell’ignoranza proletaria.


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