Mentre ero in facoltà oggi, bevendo il mio solito caffè (chiamarlo caffè è troppo ma non saprei trovare altro termine, tranne che “detersivo”), mi ha destato l’attenzione un volantino di un noto centro sociale genovese il quale invitava tutti a una serata musicale intitolata “IN SOLIDARIETA’ PER LA PALESTINA”. Due gruppi invitati: i “PASTICCIO METICCIO” e i “ROMANIAN GIPSY”. Fin qui niente di strano, direte voi. Peccato che, leggendo la descrizione del primo gruppo musicale si nota un’anomalia, non molto giustificabile in un volantino anarchico. Cito testualmente:
“apertura della “PASTICCIO METICCIO” che è composta da 12 giovani tra magrebini, italiani,mediorentali che suonano musiche ebraiche dell’Est-Europa tradizionali e rivisitate (kletzmer) .”
Ma come!! “12 giovani tra MAGREBINI, ITALIANI, MEDIORENTALI“??? Loro che dovrebbero combattere l’idea di razza e di distinzione etnica e sociale usano termini che identificano chiaramente (dal punto di vista razziale?? culturale???) delle categorie razziali umane. Italiano… cosa significa?? O anche magrebino! (a prima vista per la persona di strada magrebino è il vucumprà). Il così tanto declamato e contrastato (per riferimento a fatti o libri nello specifico del criticismo al relativismo spulciare quelli di Pera-Ratzinger) relativismo culturale non c’insegna che alla fin fine l’ITALIANO come concetto non esiste? Chi sarebbe l’italiano, l’uomo italico? Quello sognato e idealizzato con delle caratteristiche morfologiche ben precise dal Fascismo Mussoliniano e dai gruppi di destra estremista (quindi non tanto alto, capelli castani, vita bassa, il tipico uomo o donna mediterranea), oppure si considera come ITALIANO, quindi di NAZIONALITA’ (che anche differenziare le nazionalità ci sarebbe da fare un discorso grossissimo) pure Fiona May??
Se son loro a insegnarci a levare dal nostro cuore e dalla nostra cultura le differenze etniche e razziali forse prima dovrebbero stare attenti ai termini che usano pure per i loro volantini. Visto che di questi tempi la parola sta subendo una svalutazione, forse sarebbe il caso, in difesa di una causa più che giusta (entro certi limiti che i centri sociali qualche volta scavalcano allegramente), quindi quella della pace e dell’unione di tutti gli uomini senza badare al colore della pelle o della religione, a stare attenti a quello che si scrive.