Oggi sono andato all’Archivio di Stato, come preannunciato nel post precedente. Dire che questa visita/studio è stata sconvolgente è dir poco. In una giornata mi sono accorto di mancanze terribili nella mia preparazione e anche di quanto sia profonda la Vera ricerca storica, quella basata sui documenti. Ha cambiato in me lo stesso concetto di ricerca su fonti, che fino a quel momentola mia mistica credenza non ha mai crollato nè ceduto. Ho capito che se voglio far strada lì devo saperci fare, devo entrare in contatto con i documenti il più possibile e che non basta archivistica per entrare in un archivio.
Mi spiego meglio: in un archivio entri benissimo con la sola materia di archivistica, ma riesci, come me, a capire solamente il funzionamento dell’archivio in sè, ma non del suo contenuto. E invece per noi storici il contenuto il succo della ricerca. Ma cosa serve per usare, capire, annusare e appassionarti ai documenti? Altre materie che, per colpa dei crediti e del vecchio piano di studi strampalato, non erano accessibili come esami. Vuoi per una cosa, vuoi per un’altra, e vuoi anche per quelle stupidissime credenze becere che girano in facoltà, materie come diplomatica, codicologia, paleografia latina e in una certa misura bibliografia vengono evitate. Anche l’archivistica fa parte di questo (povero) gruppetto denigrato ai margini della società universitaria (dagli studenti, beninteso). Ma come un antichista deve saper leggere una fonte epigrafica, sia greca che latina, uno storico medievista o modernista deve saper leggere una fonte pergamenacea oppure cartacea, per estrapolare la base di un qualsiasi lavoro storico, le informazioni. Senza le informazioni e le nostre analisi incrociate non serve a niente persino fare lo storico. Se non avessimo fonti, e nel mio/nostro caso i documenti, e se non abbiamo la possibilità di capirli, leggerli e apprezzarli per il loro valore, allora tanto vale andare a scegliersi un altro lavoro.
Questa è la sacrosanta verità.