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Le Università “virtuose”: Genova lo è!

Questa è la classifica pubblicata sul sito del Corriere della Sera sulle università virtuose e quelle no… stranamente Genova, come noterete dalla sottostante tabella è ai primi posti, battendo università più blasonate quali Torino, Milano, la Sapienza di Roma e addirittura di un posto la Bicocca di Milano. Com’è possibile che Genova, la mia università, con tutti i suoi problemi e tagli sia lì? Vorrei conoscere i criteri di selezione del Ministero, e soprattutto sperare che arrivino i soldi per rinforzare un’università e una facoltà come la mia la quale ha evidente esigenza di un miglioramento.

Nuovo anno accademico per lettere e filosofia: alcune raccomandazioni

Non so davvero se questo blog è stato visitato da matricole o amici e colleghi della facoltà, ma non posso esimermi da dare alcune pillole del nuovo anno accademico della nostra facoltà e soprattutto sfatare miti e dicerie su alcuni punti nuovi fondamentali.

Da quest’anno siamo partiti con un nuovo decreto ministeriale, il 270, e sono stati apportati alcuni cambiamenti significativi:

  • sarà richiesto prima dell’inizio delle lezioni di svolgere alcuni test di accesso, MA, E DICO MA, QUESTI TEST NON SONO DI TIPO SELETTIVO (COME A MEDICINA PER INTENDERCI), MA DI TIPO ORIENTATIVO, SERVONO AI DOCENTI PER FARSI UN’IDEA DELLA PREPARAZIONE DELLE MATRICOLE E, IN CASO NON SI RIESCA A PASSARE IL TEST, VERRA’ DATO UN DEBITO DA SALDARE ENTRO L’ANNO. CI SARANNO CORSI DI RIPARAZIONE PROPRIO PER QUESTO. MA NON ESCLUDERA’ IN QUALSIASI MANIERA L’ISCRIZIONE AL CORSO DI LAUREA.
  • Si sono riformati i corsi di laurea in modo da dare più offerta formativa e di accostarsi all’insegnamento nelle scuole secondarie e primarie (SSIS)
  • Si è passati da un sistema di 5 CFU a un sistema di 3 CFU. Questo permette ai docenti più moduli di approfondimento all’interno delle stesse materie.
  • In alcuni corsi di laurea c’è stata una riduzione drastica nel numero delle materie, con accorpamenti o materie in condivisione. Finire in tempo sarà più facile.
  • Le iscrizioni all’università prima dovranno essere fatte on-line su www.studenti.unige.it e in seguito saranno convalidate di persona al Salone dell’Immatricolazione dal 2 al 25 di settembre (per la nostra facoltà).
  • Chi è, come me, nel vecchio sistema (D M 509/99), potrà decidere se passare al nuovo ordinamento oppure mantenersi al vecchio.
  • Le specialistiche sono diventate magistrali e il piano di studi non dovrà più dipendere dagli esami effettuati nel triennio (come nel nostro caso). Sarà più “specialistica” la magistrale, più settoriale.

Qualsiasi informazione sui corsi di laurea della Facoltà di Lettere e Filosofia di Genova basta visitare il sito www.lettere.unige.it e se si hanno dubbi chiedere al servizio di tutorato istituito dalla stessa facoltà.

E’ morto Geo Pistarino

L’ho saputo solo ieri della morte del famoso (per chi è dell’ambiente e per chi si definisce tra gli studenti “medievista” o dovrebbe essere tale), di Geo Pistarino, docente di storia medievale a Genova, fondatore dell’Istituto di Medievistica (ora DISAM), Cavaliere dell’Ordine di Malta, ex Preside di Facoltà e insegnante di tanti dei nostri attuali docenti (anche di Michel Balard). In pratica è stato lui, insieme a Roberto Sabatino Lopez, a tracciare le linee di studio sul medioevo genovese. Studioso dell’entroterra e anche in special modo della storia delle colonie genovesi nel Mediterraneo, portando avanti il discorso storiografico avviato dal Lopez lavorando al nostro Archivio di Stato. E’ morto a 90 anni nella sua casa di Acqui Terme, in cui viveva i suoi ultimi anni ormai in pensione. Da medievista quale mi ritengo di essere e da studioso va il mio più profondo rispetto e cordoglio a quello che si può ritenere un padre per noi giovani studenti del Medioevo (quelli che si sentono davvero “medievisti” o “aspiranti medievisti” come amo definirmi io, apprendista studente del Medioevo) della Facoltà di Lettere e Filosofia a Genova.

Scipione Cicala, un genovese Pascià

Nessuno o quasi conosce la storia di Scipione Cicala (1552-1605), genovese di nascita e successivamente arrivato persino alla carica di Gran Visir (la tenne solo per 40 giorni, dal 27 ottobre 1596 al 5 dicembre 1696) durante il sultanato di Mehmet III (1595-1603).

Scipione Cicala

Figlio di un corsaro, Vincenzo Cicala, che servì anche sotto Andrea Doria con la qualifica di capitano, venne catturato con suo padre durante la battaglia di Djerba e venne portato a Costantinopoli. Mentre suo padre venne liberato subito (e morì subito dopo mentre, passato da Pera, tentò di raggiungere Messina), il nostro venne ancora trattenuto. Gli fu posta l’alternativa di essere messo a morte oppure di abiurare il Cristianesimo e di abbracciare l’Islam, così entrando nel corpo dei Giannizzeri. Lui scelse la seconda.

In questo modo la sua vita ricominciò col nome di Cığalazade Yusuf Sinan Paşa (oppure Cağaloğlu Yusuf Sinan Kapudan Paşa) e l’addestramento nel corpo dei Giannizzeri.

Dopo l’addestramento al servizio dell’Impero, Scipione Cicala fu adibito al Palazzo Imperiale, raggiungendo in breve tempo il rango di silahtar. Per qualche tempo si vociferò che alla rapidissima ascesa del convertito italiano non fosse estranea la sua straordinaria bellezza, che aveva “fatto colpo” sull’imperatore Süleyman il Magnifico (ovvero Solimano II); la cosa rimase però allo stato di voci. Certo è che Solimano II lo ebbe in grazia, concedendogli come spose due sue nipoti (la prima nel 1573 e la seconda nel 1576); si trovò a godere di grande ricchezza, di un incarico di prestigio e della protezione presso la Sublime Porta.

Nel 1575 divenne ağa dei Giannizzeri, mantenendo tale carica fino al 1578. In seguito svolse servizio attivo nella lunga guerra tra l’Impero Ottomano e la Persia (1578-1590). Fu nominato beylerbey (governatore generale) di Van nel 1583 e, nello stesso anno, assunse il comando della grande fortezza strategica di Erevan, in Armenia, che gli comportò la nomina a Visir. Sempre come beylerbey di Van svolse un ruolo di primo piano nella campagna militare contro la città persiana di Tabriz (1585). Nel 1586 viene nominato beylerbey di Bayazıt e combatte con successo nella Persia occidentale durante gli ultimi anni della guerra, conquistando le città di Nihavand e Hamadan e facendole annettere all’Impero Ottomano.

Dopo la pace del 1590, Scipione Cicala viene nominato beylerbey di Erzürüm. Nel 1591 viene nominato Kapudan Paşa, vale a dire Grand’Ammiraglio della flotta Ottomana (il termine Kapudan, reso talvolta in italiano come Capuàn di Mare, deriva dall’italiano capitano). È a questo punto che aggiunge al suo titolo la denominazione di Sinan, cioè “genovese” (dal nome ottomano di Genova, Sina, derivato direttamente da Zena -ricordiamo che la colonia genovese a Costantinopoli era molto antica, insediata nel quartiere di Galata), che dovrebbe testimoniare senza alcun dubbio le sue vere origini. Scipione Cicala mantiene tale carica fino al 1595, quando sotto il granvisirato di Koca Paşa viene promosso Quarto Visir.

Scipione Cicala ha doti militari non comuni; viene posto a capo anche di una flotta corsara che, nel 1594- 1595, compie numerose e violente incursioni nell’Italia meridionale, particolarmente in Calabria; Soverato, Cirò Marina e la stessa Reggio vengono messe a ferro e fuoco, e ancora adesso è nota la strofa popolare riportata in citazione all’inizio. Da qui Scipione Cigala, oramai Cağaloğlu Yusuf Sinan Kapudan Paşa (Cağaloğlu è formato su Cağal -pron. giaàl-resa turca di “Cicala” o “Cigala”- e oğlu “figlio di”) oppure Cığalazade Yusuf Sinan Paşa (ove -zade è suffisso persiano sempre dal significato di “figlio di”) si sposta in Ungheria. A quell’epoca l’Impero Ottomano è in guerra contro l’Austria, e Cicala viene nominato Terzo Visir ed accompagna il sultano Maometto III nella campagna del 1596. Nel settembre dello stesso anno conquista la fortezza di Hatvan, ed è presente al successivo e vittorioso assedio della città di Eger e alla battaglia di Mező-Kerésztes (in ottobre). Prende quindi parte all’assalto finale, che dopo un inizio disastroso si volge in un’inaspettata e grande vittoria per gli Ottomani. In ricompensa per i suoi servigi, viene nominato Gran Visir il 27 ottobre 1596.

Scipione Cicala si rivela un Gran Visir fin troppo energico. Usa le maniere forti per ristabilire la disciplina tra le truppe Ottomane, poi interviene con durezza contro i Tartari di Crimea, che si erano sollevati, provocando un notevole malcontento. Quel che più conta, buona parte della corte, favorevole al ritorno al granvisirato di Damat İbrahim Paşa, trama contro di lui, e con successo. Dopo soli 40 giorni di carica, Scipione Cicala viene deposto il 5 dicembre 1596.

Dal dicembre 1597 al gennaio 1598 torna alla carica di beylerbey a Damasco; nel maggio 1599 viene nominato Kapudan Paşa per la seconda volta e viene di nuovo inviato in Italia al comando di una flotta corsara. Nel 1602 la sua meta è di nuovo la Calabria. La città di Reggio è in preda alle ostilità intestine tra i Melissari e i Monsolini, con morti e feriti; il capitano turco-genovese intende approfittarne per impadronirsene. Al momento dell’incursione, però, la flotta turca viene fatta oggetto di un fitto ed inaspettato cannoneggiamento, e Scipione Cicala viene costretto a recedere nella rada di Motta, dove sbarca ed attende tempi migliori per marciare su Reggio. Ad un certo punto, tenta la conquista attraverso uno stratagemma: prende uno dei suoi soldati, un sardo di bassissima statura anch’esso a suo tempo catturato in una scorreria, e lo traveste da soldato spagnolo. Il sardo viene, per la sua minuscola statura, introdotto nei cunicoli che conducono alla rocca, per aprirne le porte; ma vi rimane incastrato. Visto l’insuccesso dello stratagemma, il Cicala tenta l’azione di forza con 3000 uomini che vengono fronteggiati da 1000 reggini, tra cui 400 uomini condotti da Gerolamo Musitano, che lo sconfiggono a Sant’Agata.

Nel 1604 assume il comando del fronte occidentale, dov’era scoppiata una nuova guerra tra gli Ottomani e i Persiani. La sua campagna del 1605 fu disastrosa: le forze da lui guidate contro Tabriz subirono una disfatta presso il lago Urmiya, e Cicala dovette ritirarsi verso la fortezza di Van, e poi in direzione di Diyarbakir. Morì nel corso di questa ritirata nel dicembre 1605. Altre fonti vogliono però che sia morto in Podolia.

Da Cağaloğlu, uno dei nomi turchi di Scipione Cicala, prese nome un intero quartiere di İstanbul che ancora si chiama così ai nostri giorni. Il quartiere è stato noto per essere una sorta di Fleet Street, essendo sede di molti giornali e pubblicazioni e quindi “cuore della stampa”. Scipione Cicala vi si era costruito un palazzo e un bagno turco (hammam), che fu ricostruito nel 1741. Ancora oggi lo si può ammirare.

Non c’è dubbio che fu una personalità originale, intensa ma figlia del suo tempo. Non rinnegò mai le sue origini genovesi e mantenne in corpore tutte le sue abilità marinare tipiche di un uomo della sua levatura.

La particolarità di Scipione Cicala ai nostri giorni che, oltre ad essere il tema di una canzone di De André (Sinùn Capudàn Pascià) e la mancanza evidente di studi su di lui e sulle sue gesta. Mancano proprio riferimenti accademici a questo uomo che, seppur poi diventato turco, rimase sempre un genovese al di fuori della Superba, uno dei tanti dell’Impero dei Genovesi.

Oggi Berio e domani…Archivio!

Oggi pomeriggio l’ho passato quasi completamente in solitaria alla Berio. Si è rivelato alla lunga un ottimo posto, silenzioso (però il fedel ipod in caso d’evenienza lo avevo dietro), ben fornito di testi dei quali alcuni ne ignoravo la conoscenza (e che provvederò subito a leggere e in alternativa a fotocopiare). E’ anche ben posizionato e la possibilità di consultare DIRETTAMENTE i testi (una parte, gli altri a magazzino) si rivela una scelta opportuna per chi, come me, spulcia, curiosa e ha mille interessi. Poi esiste anche la raccolta locale, il quale il sottoscritto è un affezionato cliente (i testi su Chio si trovano quasi tutti lì o alla sezione colombiana). E dopo questa ottima esperienza beriana domani mattina visita all’Archivio di Stato a Sarzano. Non visita turistica o guidata, in visita lavorativa. Domani mi confronterò direttamente col passato e insieme col futuro. Con l’essenza del ricercare dello scrivere storia. Senza intermediari.

P.S. Per caso ho scoperto questo browser game stupido sulla fondazione di una città e penso gestione (tipo la serie Sim City) ma funziona a visite. Io lascio qui il link alla pagina, poi voi se volete andate a vedere e insieme vediamo cosa succede :-)

Da Maria!

Oggi è stata una giornata speciale. E non intendo uno di quei classici venerdì banali puzzanti di Berio e di libri pisciati (sarà stato il gatto Berio a inumidire il povero Ginzburg?), intendo proprio una giornata speciale. Dopo secoli e secoli è ritornato cause di forza maggiore (che ha ben accettato) in facoltà un nostro amico piemontese compagno degli anni passati di facoltà conosciuto ancora quando il sottoscritto era uno sbarbatello triennalista. Cosa si è fatto per siglare l’evento? Si è andati da Maria! Maria per noi di lettere e filosofia è un must, tutti prima o poi passano in quel locale che sa tanto di osteria genovese, di quelle osterie ormai presenti nei racconti (come quello di Bo) e nei racconti dei nostri padri. Anche mio padre ci andò quando era come me uno studente, nel lontano ‘68.E’ stato bello tornare dopo ben 3 anni dall’ultima volta (era il 2005 ed ero ancora al primo anno e al secondo esame dato…quanto tempo!) e rivedere che tutto è rimasto uguale. Tovaglie a quadretti, menù scritto a mano, specialità genovesi, gotti di vinello e tavoli condivisi con perfetti estranei. Per noi è come essere a casa, ultima isola felice e ultimo posto di comunicazione con i nostri predecessori. Le uniche cose che ho notato di diverso sono stati incredibilmente la penuria di studenti. Eravamo solo in 3, e i soliti vecchi 2, e pochi lavoratori. Il resto? Non certo tavoli vuoti, no signore. Da Maria è sempre pieno, in ogni giorno dell’anno. Il resto dei posti era diviso tra dirigenti di banca in giacca e cravatta, mamme con bambini anche piuttosto cresciuti, e turisti. Miriadi di turisti con tavoli prenotati.

Esorterei se potessi ogni studente ad andare Da Maria, per difendere qul luogo carico di genovesità (veniva da parlare solo zeneise, eh Matte?) e di tradizioni locali. Considerate che di posti caratteristici della Genova portuale che fu ne son rimasti (da quanto ho potuto sincerare) solo 3. Maria, Friggitoria e Gran Ristoro di Sottoripa. Il resto? Tutti ristoranti internazionali, dove lo stoccafisso con le patate è estinto e a-cìma è bandita.


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