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Dobbiamo proteggere i negazionisti

In queste ultime settimane ha imperato la polemica sul vescovo negazionista lefebriano il quale ha negato la Shoah e le camere a gas.

Non riprenderò le polemiche parola per parola, ma volevo far riflettere, e ricordare che ognuno è libero di esprimere il parere che vuole, per quanto errato.

Io non sono un negazionista, anche se da storico in erba mi piacerebbe leggere un’opera saggistica di questi studiosi i quali negano, con prove, l’esistenza della Shoah agli ebrei nella II Guerra Mondiale e l’uso vero e proprio delle camere a gas. Credono che sia stata tutta una montatura sionista in modo da ottenere uno stato in Palestina e la comprensione e l’accettazione di tutto il mondo.

Dicevo che non sono un negazionista, e sono pure un lettore di Uhlman e di Frank. Da piccolo mi è stata insegnata la vicenda della Shoah e io, dal mio profondo, la reputo vera.

Però non obbligherò mai un negazionista a stare zitto, nè a ritrattare le sue affermazioni. E’ libero di credere (e anche di provare) che la diaspora ebraica non sia mai successa, ed è anche libero di propagandare il suo pensiero al mondo.

Per usare le parole di Voltaire: “Io combatto la tua idea, che e’ diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perche’ tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente.”

E’ questo lo spirito vero della democrazia. Proteggere la parola altrui, finchè democraticamente rispetta le altre.

Se non si fa si rischia di creare tanti altri casi simili al processo di Galileo. E non è che se uno non ha la ragione come ce l’aveva Galileo non deve avere lo stesso trattamento di comprensione. Tutti, quando sono obbligati al silenzio e al ritrattare le proprie teorie sono pari a Galileo, perchè si mina a loro la libertà di parola, libertà intransigibile e indiscutibile.

Inizio del nuovo anno all’insegna delle bombe… la Terra Santa in fiamme.

Inizia il 2009, un nuovo anno, ma che anno sarà?

Già dai preamboli sembra preannunciarsi un anno difficile per il mondo intero. Esiste sempre lo spettro della recessione mondiale che aleggia sulle teste della popolazione (poi sulla recessione e sulla fantomatica crisi delle famiglie italiane scriverò un a20878ltro post), il classico blocco del gas russo sull’Ucraina (il volpone di Putin colpisce ancora… vuole a tutti i costi i territori filorussi posti in Ucraina), e ora è pure presente l’ennesima escalation in Terrasanta, tra Hamas, l’organizzazione terroristica e politica al potere in CisGiordania, e Israele, nazione che si è mossa in difesa degli attacchi di Hamas.

Ormai son dieci giorni di combattimenti sfrenati, da quando Hamas ha lanciato un potente attacco missilistico verso i territori israeliani. Di pronta risposta Israele prima ha incominciato a bombardare pesantemente tutta la Striscia di Gaza con bersagli armamenti e postazioni militari di Hamas (ma anche spesso intenzionalmente o meno case e luoghi abitati), mentre due giorni fa, a incominciare un attacco di terra alla città di Gaza con effetti devastanti sulla popolazione e sulla comunità internazionale.

L’Europa ha mosso i passi per una mediazione la quale, insieme all’immancabile Egitto, da anni nel ruolo di mediatore e di pacificatore per i paesi della Lega Araba, vorrebbe portare a un cessate il fuoco da ambo le parti e un rispetto del passato trattato di pace.

Cosa possa portare questa guerra in Medio Oriente è presto detto: a una spaccatura mondiale su due fronti, con partiti avversi anche all’interno dei paesi mediatori. Da una parte paesi che propongono un cessate il fuoco “generico” ai due belligeranti, dall’altra che vorrebbe che fosse Hamas a muovere il primo passo e rispetta la decisione d’Israele di “autodifesa” verso il proprio territorio.

Che Hamas sia stato lo status belli della questione nessuno lo mette in dubbio, la prima mossa, il bombardamento missilistico del territorio israeliano è inaccettabile, ma siamo sicuri che Israele in questo momento non stia approfittando della situazione e abbia in mente un obiettivo diverso da quello di “ripulire” la Striscia di Gaza dai terroristi? Anche la chiusura di Israele a qualsiasi tipo di trattativa con Hamas secondo me è un chiaro segnale di questo attacco fin troppo esagerato. Inoltre sarà interessante vedere la posizione che prenderà il neo-presidente Obama verso lo stato ebraico. Non credo che la politica americana verso Israele possa cambiare di tanto…


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